Liberare il dolore

28.01.2013 20:17


Quando il dolore arriva, ci sono donne che lo inghiottono a sorsate amare. Altre invece lo sputano in faccia a chi glielo procura. Tutte però raccolgono i brandelli di se stesse.Come fare allora? Come gestire quel dolore che tante volte ci fa sentire così fragili e sopraffatte? Quali sono gli strumenti per interpretarlo e curarlo?

Il dolore va prima di tutto liberato.Non però con una mitragliata sparata a caso, ma facendolo defluire. Una donna non può essere veramente libera, se non lascia libero il suo dolore passato, una volta per tutte. E non può essere veramente forte se non affronta con coraggio il suo dolore.

Ci sono donne che non parlano delle loro ferite. Dicono « Sì, sì è il mio dolore » e chiudono il discorso. Mettono una pietra sopra perché è stato loro insegnato a reprimere, a nascondere. Ci sono altre donne invece che lasciano crescere quel dolore segreto a dismisura, occupando tutta la cella in cui si è imprigionato, come se volessero farlo esplodere. E infine ci sono donne che hanno trovato il coraggio di liberarlo, quel dolore. Sono scese giù negli scantinati bui dell'anima, con una lanterna in mano e le chiavi nell'altra. Hanno respirato quell'odore di muffa e di pietre marce, hanno girato la chiave nella toppa arrugginita e hanno detto con un cenno: «Forza, esci e vattene ». E il dolore se n'è andato, ululando e guardandole per un'ultima volta. È svanito con il suo lezzo di luoghi chiusi. Negli occhi di queste donne c’era la voglia di ritornare forti e positive. Poi hanno desiderato subito l'aria fresca e sono corso fuori con tutta la forza delle loro gambe, saltando i gradini.

Libere…

 

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